Nonostante negli ultimi decenni le donne abbiano fatto notevoli progressi nel mercato del lavoro, permangono tuttora grandi eterogeneità nelle posizioni lavorative e soprattutto nei differenziali salariali tra uomini e donne. Situazione quest’ultima che accomuna tutti i Paesi dell’Ocse compresa l’Italia.
La recente indagine ISTAT su “Reddito e condizioni di vita” ha reso disponibili interessanti dati sulla distribuzione dei redditi tra le famiglie italiane, all’interno dei quali si evidenziano importanti differenze relative alle caratteristiche socio-anagrafiche del nucleo familiare, al numero dei componenti, al numero dei percettori di reddito, alle varie tipologie di lavoro e soprattutto ai differenziali di genere.
A livello nazionale le famiglie in cui il principale percettore è una donna guadagnano, in media il 26% in meno rispetto alle altre. Se si osservano i redditi netti da lavoro emerge che le dipendenti guadagnano in Emilia-Romagna il 27% in meno dei colleghi maschi, più elevato appare il differenziale relativo ai redditi da lavoro autonomo, ove raggiunge quasi il 40%.
Le dipendenti guadagnano in media 12.353 euro l’anno a fronte dei 16.877 percepiti dai dipendenti, mentre le lavoratrici autonome guadagnano in media 13.506 euro di contro ai 21.252 dei colleghi maschi.
Nel complesso le lavoratrici percepiscono in Emilia-Romagna un reddito medio di 13.394 euro, che risulta maggiore di quello medio nazionale (12.781) e del corrispondente della ripartizione nord-orientale (12.815), leggermente inferiore soltanto al reddito medio percepito dalle lavoratrici nel Nord-ovest (13.501).
Le disparità reddituali tra i lavoratori parasubordinati appaiono ancora più rilevanti. Dai dati dell’Osservatorio INPS emerge infine che le collaboratrici presentano un reddito medio pari a 10.235 euro, quasi la metà del corrispondente reddito maschile (20.793).
