I risultati di due recenti indagini campionarie promosse dall’Istat e dall’Isfol offrono interessanti spunti di approfondimento sul tema della partecipazione femminile al mercato del lavoro, in particolare sulle strategie messe in atto dalle donne lavoratrici per sostenere la conciliazione tra impegni professionali e impegni di cura familiare.

In particolare l’indagine sulle nascite realizzata dall’Istat nel 2005 consente di evidenziare le diverse strategie conciliative adottate dalle famiglie italiane. Ne emerge, a scala nazionale, che continua ad essere prevalente il ricorso alla rete di aiuti informale e alla solidarietà intergenerazionale. Nel nostro paese infatti più del 50% dei bambini nella fascia d’età fino a tre anni, quando la madre lavora, viene affidata alle cure dei nonni, il 13,5% frequenta un asilo pubblico, il 14,3% un asilo privato, il 9,2% è affidato ad una baby-sitter e il 7,3% è accudito dagli stessi genitori.

Dall’indagine, che offre interessanti dati a scala territoriale, emerge che anche nella ripartizione nord-orientale il modello di affidamento prevalente è rappresentato dai nonni, anche se si riscontra al contempo la più elevata percentuale di bambini che frequentano nidi pubblici e privati
Le punte più avanzate sono Trento dove si raggiunge il 28,9% e l’Emilia-Romagna con il 26%, cui seguono Toscana (21%), Marche (17,5%) ecc.

Anche la recente indagine Isfol Plus conferma per l’Emilia-Romagna il ricorso all’aiuto della rete parentale e amicale come principale supporto alla conciliazione, in quanto le difficoltà avvertite dalle donne non sono tanto legate alla carenza di servizi quanto all’orario di lavoro troppo lungo, scomodo o irregolare (oltre l’80% dei casi), soprattutto per le lavoratrici del settore privato.

Rispetto all’utilizzo dei servizi educativi si riafferma come le donne emiliano-romagnole abbiano fatto ricorso in modo incisivo sia al nido pubblico che privato (41% dei casi) negli anni in cui i loro figli erano piccoli, mentre il 46% si è affidato regolarmente alla cura dei nonni.

A fronte di una carenza di posti nei nidi, che è emersa in modo critico negli ultimi anni, continua ad essere prevalente l’atteggiamento delle madri lavoratrici ad occuparsi in prima persona dei propri figli, ricorrendo a tutti gli strumenti a propria disposizione, dall’astensione facoltativa ai congedi parentali, fino al part-time almeno per coloro che possono concederseli economicamente e contrattualmente. Solo in secondo luogo ricorrono all’affidamento ai nonni o ad altri parenti e/o ai nidi. In questo il modello emiliano fatto di buoni servizi di welfare e reti parentali molto solide si differenzia dai modelli nord-europei, in cui la quota di bambini inseriti in servizi educativi raggiunge il 70%.

Un rilievo particolare assume in questo contesto l’analisi della distribuzione dei carichi consente di evidenziare come ancora permangano in Emilia-Romagna forti divari nella distribuzione dei carichi di lavoro domestico ed extra domestico tra donne e uomini.

In particolare dall’analisi dei dati emerge che gli uomini dedicano in media 4 ore per attività domestiche alla settimana a fronte di 20 ore dedicate dalle donne; al contrario gli uomini dedicano in media 44 ore alla settimana per attività retribuite a fronte delle 36 ore per le donne.
Nel tempo di lavoro totale le donne risultano lavorare complessivamente 8 ore in più alla settimana rispetto agli uomini.

Confrontando il tempo di lavoro totale, inteso come ore medie lavorate nella settimana, distinto per genere ed età, emerge che gli uomini più giovani con età compresa tra i 15 e i 34 anni dedicano 3 ore in media alla settimana per le attività domestiche e 43 ore per le attività retribuite, il carico di lavoro aumenta per gli uomini tra i 35 e i 60 anni, con 5 ore per le attività domestiche e 44 per quelle extra domestiche. Analogamente le donne più giovani (dai 15 ai 34 anni) dedicano 14 ore alla settimana per attività domestiche e 36 ore per il mercato, di contro le donne in età più avanzata (dai 35 ai 60 anni) dedicano in media 23 ore alla settimana per le attività domestiche e 36 per attività retribuite. Alla luce di questi dati emerge che a parità di impegno lavorativo extra domestico le donne con più di 35 anni risultano avere un carico familiare di quasi 10 ore in più.

Questa situazione trova conferma anche in altri paesi Ocse dove in media le madri occupate a tempo pieno dedicano alla cura dei figli ed ad altri lavori familiari il doppio del tempo dei padri.