Ogni giovane che non raggiunge il successo formativo rappresenta una perdita di risorse umane, con conseguenze pesantemente negative per tutta la società nelle sue diverse componenti.
Per  questo motivo,  per contrastare l'abbandono e il disagio scolastico e favorire l'integrazione degli alunni stranieri, la formazione degli insegnanti e promuovere l’innovazione, come Assessore regionale alla scuola della Regione Emilia-Romagna,  ho proposto alla Giunta regionale un piano straordinario che mette a disposizione delle scuole quasi 5 milioni di euro.

I dati sull'abbandono e la dispersione scolastica indicano una situazione in Emilia-Romagna migliore della media nazionale, circa il 6 per cento dell'intera popolazione scolastica nella fascia d'età più a rischio, quella tra i 14 e i 17 anni, a fronte di un dato nazionale che si stima intorno al 20-22%. Tuttavia il fenomeno rimane presente, così come preoccupa l'aumento del numero dei bocciati e dei promossi con debiti formativi, che negli ordini di scuola della secondaria superiore supera il 30%, con punte fino al 50% nei primi e secondi anni degli istituti professionali.
Di una cosa sono convinta,  oggi l’insuccesso scolastico in una Regione come l’Emilia-Romagna non è tollerabile. Il nostro sistema deve  porsi l’obiettivo concreto di accompagnare tutti i ragazzi e le ragazze, scongiurando il pericolo che vengano esclusi da sapere e si trasformino in  adulti a rischio di sotto occupazione o disoccupazione.
Siamo entrati davvero nell’economia e nella società della conoscenza in cui il sapere è il fattore fondamentale che segna i livelli di competitività e di coesione sociale,  il crescere della produttività, la tenuta e lo sviluppo della convivenza democratica.
Si tratta di un cambiamento radicale della nostra società che ha profonde implicazioni economiche e culturali. Non si può affrontare la complessità,  il rischio e la velocità del cambiamento, la pluralità di ruoli che donne e uomini sono chiamati a ricoprire, senza un lavoro costante di riflessività e d’apprendimento. Imparare per orientarsi, per scegliere un percorso di vita e professionale,  per sapersi adeguare criticamente e consapevolmente ad una realtà mutevole. Imparare sempre.
Le politiche educative e scolastiche nell’ambito di questo cambiamento radicale hanno un ruolo insostituibile.
Un aggettivo per qualificare la scuola dell’Emilia-Romagna, quello in cui tutti - studenti, insegnanti e operatori - vorrei si riconoscessero in questo contesto?  Aperta, una scuola aperta in diverse accezioni.

Aperta al cambiamento, in primo luogo.
Le nuove generazioni sono la matrice del cambiamento.
La condizione essenziale di un sistema educativo di qualità  non è solo rendere effettivamente fruibile il diritto allo studio, ma il diritto  all’apprendimento. L’attenzione della scuola deve essere solo puntata al risultato. Se per raggiungerlo occorre rimettersi in discussione quotidianamente, saper cambiare,  quasi anticipando il cambiamento, questo la scuola ha il dovere di farlo. In questo senso deve sapersi porre quale realtà sociale più sensibile, più  ricettivo, più predisposta  al nuovo.  

Aperta alla diversità
Di questo credo che la scuola della nostra regione oramai non possa più fare a meno.
Da settembre gli alunni stranieri iscritti nelle scuole italiane hanno raggiunto quota 500.000. Moltissimi i nuovi iscritti alla scuola primaria, ma la crescita più evidente quest'anno è alle scuole superiori, con 100.000 alunni in più.
Le scuole della nostra Regione sono quelle che registrano il più alto numero di immigrati, con un fortissimo aumento di ragazzi e ragazze straniere nel secondo ciclo di istruzione
Quale può essere allora la nostra idea di scuola, se non quella di primo luogo di formazione e crescita delle persone, inclusiva e saldamente costruito sui principi di equità sociale?
La prima delle realtà in cui il principio di pari opportunità deve essere vincolante è la scuola: aperta, dunque, nel senso di inclusiva. Sensibile al diritto alla parità e alla non discriminazione di tutti i ragazzi e ragazze indipendentemente dalla nazionalità, dalla religione, dal genere, dalle condizioni sociali, da handicap. Pronta al riconoscimento e alla valorizzazione e all'accoglienza della diversità e del contributo positivo che tutti possono apportare alla scuola. Rispettosa e solidale, capace di smontare gli stereotipi, i pregiudizi, di combattere la violenza, di diffondere i valori alla base della lotta contro le discriminazioni.

Aperta all’innovazione
Nella comunicazione della Commissione Europea  Mettere in pratica la conoscenza: un’ampia strategia dell'innovazione per l'UE si dichiara esplicitamente  che “in primo luogo, l'innovazione deve potersi fondare su un solido sistema di istruzione, che promuova il talento e la creatività fin dalla più giovane età”
Quali sono le  competenze chiave necessarie per la vita e il lavoro in una società moderna orientata all’innovazione?
Capacità imprenditoriali nel senso più ampio, conoscenze scientifiche, matematiche, linguistiche, capacità di apprendere ad apprendere, competenze sociali e culturali, nonché conoscenze informatiche, indispensabili.
La mancanza di competenze adeguate, in particolare nel campo delle scienze, dell’ingegneria e delle ICT è stata riconosciuta dall’Unione Europea come un problema di importanza primaria.
Ed è la scuola che deve assicurare  le competenze di base chiave per sostenere l'innovazione.

Aperta al dialogo
Al sistema educativo viene affidato il compito di far acquisire ai giovani il  sapere e le conoscenze necessarie per crescere  consapevolmente e inserirsi nel mondo del lavoro,  ma al sistema educativo  è affidato anche il compito di trasmettere le competenze civiche necessarie per esercitare i propri diritti e doveri e partecipare attivamente alla vita democratica della società. Si tratta di educazione alla cittadinanza attiva, processo  essenzialmente  di natura sociale.
Al raggiungimento di questo obiettivo non può concorrere la scuola da sola.  La scuola  deve essere aperta al dialogo con un complesso sistema di soggetti, dalle famiglie, alle associazioni, dai soggetti culturali, alle realtà economiche, alle istituzioni.

Le risorse messe a bando dal piano straordinario, con oltre 350 progetti presentati dalle scuole,  sono un primo passo per accompagnare  la scuola  al raggiungimento di obiettivi così importanti.
Priorità sarà data agli istituti tecnici e professionali, dove il fenomeno della dispersione si manifesta con maggiore consistenza.
Parte dei finanziamenti saranno utilizzati per potenziare le azioni di accoglienza e orientamento a favore degli studenti, promuovere attività con le famiglie per sensibilizzarle alle problematiche della dispersione scolastica, ma anche per sperimentare metodologie didattiche innovative per rimotivare gli studenti, agevolandoli nella  prosecuzione del percorso di studio e migliorando le loro competenze di base. Tra le azioni previste, in particolare per gli studenti stranieri, vi sono attività che favoriscono l'apprendimento della lingua italiana e il positivo inserimento nel sistema scolastico regionale, ma anche attività per integrare le diversità culturali e favorire il benessere a scuola.
Parte delle risorse verranno destinate alla formazione dei docenti, rivolta alle tematiche della integrazione e ai problemi derivanti dalla presenza multietnica, ma non solo. In ultimo all'educazione degli adulti, con riferimento all'insegnamento della lingua italiana nei Centri Territoriali Permanenti.