La Francia propose alla Germania (si noti che Francia e Germania si erano sempre trovati su fronti opposti nei conflitti precedenti) di mettere insieme le risorse di carbone e acciaio che all'epoca rappresentavano la vera ricchezza di un paese.
A Roma, il 25 marzo 1957, sulla spinta della dichiarazione di Schumann, furono sottoscritti - da parte dei sei paesi fondatori (Belgio, Francia, Italia, Lussemburgo, Olanda e Repubblica Federale Tedesca) - i trattati che istituirono la Comunità europea per l'energia atomica (Euratom) e la Comunità Economica Europea (CEE), embrione della futura Unione Europea. La cerimonia si tenne solennemente in Campidoglio, lo stesso luogo dove il 29 ottobre 2004 i rappresentanti degli allora 25 Paesi membri dell'Unione Europea hanno firmato la Costituzione per l'Europa.
Nel corso della Festa dell'Europa di quest'anno ricordiamo dunque anche un anniversario a cifra tonda che ci spinge a riflettere sull'importanza di queste celebrazioni: il cinquantesimo anniversario dei trattati di Roma. Il processo di integrazione e poi unificazione europea partì con l'obbiettivo di garantire pace e benessere al nostro continente, che voleva lasciarsi alle spalle i lutti e gli orrori della Seconda Guerra mondiale che aveva lacerato il vecchio continente.
Quell'obbiettivo è stato pienamente raggiunto e in nessuna altra regione al mondo è stata garantita pace e convivenza tra popoli come nell'Europa unita.
Oggi l'Europa è chiamata anche a giocare un ruolo di primo piano in un mondo che deve essere sempre più multipolare e guidato da relazioni multilaterali. Ecco perché preoccupano gli ostacoli incontrati dal processo di unificazione europeo relativi alla stesura della Costituzione europea a seguito della bocciatura del Trattato costituzionale in Francia e Olanda. L'Europa, oltre ad avere una bandiera e un inno (l'inno alla gioia della Nona Sinfonia di Beethoven,) deve avere un trattato costituzionale che ne sancisca la tavola dei valori. Benché con tante lingue nazionali, c'è sempre più bisogno, come ha ricordato recentemente il nostro Presidente della Repubblica, di un'Europa che parli con una sola voce sul piano internazionale e che abbia una legge fondamentale unica e condivisa.
Ma quest'anno ricordiamo anche un altro anniversario a cifra tonda: i venti anni di Erasmus. Il programma Erasmus prende il nome da Erasmo da Rotterdam (1465-1536), filosofo, teologo e umanista, avversario irriducibile del pensiero dogmatico in tutti gli ambiti del sapere. Erasmo visse e operò in numerosi paesi europei, alla ricerca di conoscenze, esperienze e saperi che si possono acquisire soltanto a contatto con altri paesi e altre culture.
È a quello spirito, a quella curiosità intellettuale e a quell'apertura mentale che muoveva Erasmo, che ci si deve rifare oggi per rilanciare, tra i giovani, un processo di unificazione politica dell'Europa. E un cammino che va ripreso. Compito della politica è quello di favorirlo e promuoverlo nei singoli paesi, nelle nostra regione, nelle nostre città.
La Regione Emilia-Romagna è impegnata a promuovere rapporti e relazioni tra studenti universitari e di scuole superiori emiliano-romagnole con studenti di altre regioni e di altri paesi. L'esperienza della Festa dell'Europa evidenzia come attraverso questo dialogo e questo confronto tra giovani europei sia possibile definire la carta identitaria europea.
In questi giorni sono convenuti a Rimini quasi 300 giovani (dei quali 150 emiliano-romagnoli), 70 insegnanti (dei quali 30 emiliano-romagnoli), in rappresentanza di 26 Paesi comunitari (Italia, Austria, Bulgaria, Cypro, Repubblica Ceca, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Ungheria, Irlanda, Lettonia, Lussemburgo, Lituania, Polonia, Portogallo, Malta, Paesi Bassi, Romania, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Svezia, Regno Unito, manca solo il Belgio) e 2 Paesi non comunitari (Norvegia, Turchia). Ci sono delegazioni di 22 scuole dell'Emilia-Romagna che partecipano alla Festa con studenti di licei e istituti di Bologna, Modena, Reggio Emilia, Parma, Piacenza, Ferrara, Rimini, Ravenna, Forlì-Cesena. I ragazzi hanno lavorato su tre temi: globalizzazione, solidarietà e diritti, sviluppo sostenibile. Ebbene, io credo che siano stati individuati tre temi cardine che ruotano intorno all'idea fondamentale di Europa, che apparteneva ai padri fondatori come a chi oggi deve imprimere un'accelerazione al processo di unificazione politica dell'Europa. Questa idea è l'idea di FUTURO.
Alle incertezze ed inquietudini delle giovani generazioni va consegnato un messaggio di fiducia nel futuro, capace di riunire 490 milioni di cittadini europei appartenenti ai 27 paesi che compongono la UE. L'Europa ha compiuto progressi inimmaginabili lungo il cammino del progresso economico e civile e della sovranazionalità, come la moneta unica. Ora è necessario fare l'Europa politica, perché i cittadini europei, ed i giovani in particolare, non sono disinteressati all'Unione. Ne colgono anzi tutte le potenzialità e le opportunità. Casomai soffrono della distanza tra un'idea troppo burocratica dell'Europa e i problemi concreti dei suoi abitanti. Dobbiamo ridare spessore politico all'Europa e cittadinanza ai suoi 500 milioni di abitanti per riaffermare valori comuni quali la pace, la solidarietà, la democrazia, l'eguaglianza, il rispetto dei diritti, la libertà.
Se fatta l'Italia si dovevano fare gli italiani (così disse Massimo D'Azeglio dopo l'Unità d'Italia), oggi, che si sta facendo l'Europa, si devono fare gli europei. Da questo punto di vista, la scuola, l'università, il sapere sono veicoli fondamentali di cittadinanza. Alle istituzioni educative, alla scuola, all'università, e più in generale a chi ha responsabilità politiche, spetta il compito di costruire questa strada verso il futuro.