Cari studenti,
sono pochi i giorni che mancano all’inizio degli esami di stato e alla fine di un percorso durato cinque anni. Dei problemi vissuti a scuola, da voi ragazzi e ragazze e dagli insegnanti, si è parlato molto, si è scritto tanto sui giornali soprattutto quest’anno.
Ne è emersa una fotografia della scuola italiana peggiore di quella che in realtà vivono nel quotidiano migliaia di studenti e di insegnanti. Di questo ne sono convinta, non per nascondermi dietro facili rassicurazioni e non sentire forte  la responsabilità e il ruolo che ricopro e l’impegno che la Regione Emilia-Romagna intende assicurare alle istituzioni educative. Non per questo.
Dell’aumentata complessità sociale, mi sembra che la scuola possa essere vista come uno dei luoghi che ne sta risentendo di più. Il cosiddetto bullismo, spesso nato in contesti di difficile integrazione non solo tra culture diverse ma anche tra ambienti sociali differenti, alcune reazioni degli insegnanti, in certi casi segno della difficoltà a ricoprire un ruolo realmente educativo, e la fatica - è emersa anche questa -  di trovare nelle famiglie degli interlocutori solidali nel percorso d’istruzione, credo che ne siano il sintomo più evidente. Tuttavia dalla complessità sociale non ci si può “chiamare fuori”, si può invece tentare di governarla per far sì che essa corrisponda ad un aumentato numero di occasioni e di opportunità per ognuno di noi. Mi riferisco in particolar modo alle potenzialità di una società e di una scuola multiculturale, che considero il cambiamento più significativo di questi anni e che molti di voi avranno già sperimentato.   
Per spiegarmi vorrei ricorrere ad una metafora che Ulf Hannerz, un antropologo, ha usato per spiegare la complessità  delle società in cui viviamo e far luce su un paradosso della cultura, di ogni cultura
Quando osserviamo un fiume da lontano questo ci appare come una linea blu, nitida e piuttosto regolare, che attraversa il paesaggio. Ci appare come qualcosa che possiede una suggestiva immobilità. Ma allo stesso tempo - si sa - non ci “si bagna mai due volte nello stesso fiume” perché l’acqua scorre,  in continuazione e solo questo scorrere mantiene la sua continuità nel tempo.
Questo succede anche alla cultura e succede alle società. Anche quando se ne percepisce la struttura questa dipende da un processo continuo. Più precisamente il flusso avviene nel tempo e ha una sua direzione. Nel suo insieme esso è senza fine.
Le culture e le società cambiano in modi che alcuni temono, ad altri piacciono e le favoriscono, altri le subiscono.  Ci sono luoghi e tempi in cui tutto ciò sembra accadere più velocemente e più intensamente che altrove. La scuola è uno di questi luoghi.
Agli studenti e alle studentesse che si stanno preparando ad affrontare gli scritti e gli orali di questo nuovo esame rivolgo allora i miei auguri. Auguro ad ognuno di loro di concludere questa fase importante del percorso  d’istruzione nel migliore del modi. Spero che poche siano le delusioni e molte le soddisfazioni, lo auguro sinceramente.
Gli anni della scuola superiore da alcuni di voi saranno via via ricordati con nostalgia, da altri senza rimpianti. I percorsi che andrete affrontando saranno diversissimi. A questo proposito, una considerazione ancora ed un consiglio. La considerazione è che questi cinque anni di apprendimento,  di scoperte, amicizie, a volte di contrasti e credo, per molti di voi, di conoscenza di ragazzi e ragazze di culture differenti o, mi rivolgo ai giovani immigrati, di integrazione attraverso le scuole emiliano-romagnole, credo e spero cha siano stati un buon “esperimento di vita”. 
Il consiglio è quello di continuare a imparare. Viviamo nella società della conoscenza, il sapere sarà un bene decisivo sia per la vostra futura vita lavorativa che per quella personale. Sarà indispensabile per capire il mondo e muovervi con sicurezza, autostima e sensibili ai valori e ai sentimenti di equità e giustizia sociale.
Agli insegnanti e agli studenti che restano nella scuola, un ringraziamento, la promessa di un impegno costante da parte delle istituzioni  e il proposito di affrontare il nuovo anno con l’idea che la scuola in Italia e nella nostra regione sia ancora un buon posto dove crescere e dove lavorare.

Paola Manzini