Bologna, 17 settembre 2007

La nascita del Partito Democratico e la nuova stagione politica che si è aperta rendono necessarie decisioni responsabili, coerenti e chiare, in modo particolare da parte di chi ha sostenuto pienamente il processo costituente. Per questa ragione ho deciso di appoggiare il candidato che meglio esprime lo spirito del nuovo partito e che per certi versi incarna la nuova fase davanti a noi, ossia Walter Veltroni. Lo faccio con convinzione, per la stima politica e personale che nutro nei confronti di Walter, e assumendo coerentemente anche le conseguenze di tale scelta. Proprio perché condivido pienamente la lettera aperta che Veltroni ha inviato ai presidenti dei suoi comitati elettorali e ai segretari dei partiti fondatori, e il suo invito a dar vita a liste aperte e innovative, ho deciso di non avanzare la mia candidatura alla costituente del PD. Ciò non per defilarmi, come prova ciò che scrivo, ma per interpretare con atti concreti la nuova fase. Tale decisione non implica infatti il mio disimpegno nei confronti del PD sia a livello nazionale col sostegno a Veltroni che regionale (dove sosterrò Salvatore Caronna), ma nasce dalla consapevolezza che per aprire una nuova stagione che incida profondamente sulla politica italiana, occorre da parte di tutti, a partire da chi ha ruoli di responsabilità all’interno dei partiti fondatori, anche fare a volte un passo indietro, in modo che sia possibile farne tutti due in avanti, dando spazio a donne e giovani e promuovendo candidature (in particolare nelle teste di lista, quelle che realmente potranno accedere all’assemblea fondativa del PD) che non ripropongano simmetricamente le attuali classi dirigenti di Ds e Margherita. Dobbiamo infatti coinvolgere ampi settori della società italiana e favorire l’incontro tra culture politiche che la storia ha diviso, ma che il PD ha l’ambizione di riunire; dobbiamo promuovere il rimescolamento delle appartenenze partitiche e stimolare la partecipazione di nuove forze sociali che appartengono al mondo della cultura, del lavoro, delle professioni e non solo della politica, in modo da mutare anche radicalmente la composizione della classe dirigente italiana. Solo così il Partito democratico diventerà protagonista della scena politica italiana e riuscirà nel suo compito più difficile: rinnovare la politica per rinnovare l’Italia.

Paola Manzini
Assessore Scuola, formazione professionale, università, lavoro, pari opportunità
Regione Emilia-Romagna