In relazione ai recenti provvedimenti del Governo e alle ricadute sul sistema scolastico dell’Emilia-Romagna, l’assessore regionale, gli assessori alla scuola provinciali e dei comuni capoluogo riuniti in seduta congiunta a Bologna il 17 settembre 2008 manifestano il loro dissenso nei confronti delle misure del Governo, che in base alla cosiddetta manovra estiva taglieranno nel settore scuola a livello nazionale 7 miliardi e 800 milioni di euro in tre anni, 87mila insegnanti e 43mila unità di personale Ata. Gli assessori alla scuola presenti esprimono inoltre una critica unanime, sia nel merito che nel metodo, al decreto legge approvato dal Consiglio dei Ministri il 28 agosto 2008, che prevede la reintroduzione dell’insegnante unico nella scuola primaria e la riduzione del tempo scuola a 24 ore, e auspicano che il Governo e il Parlamento tengano conto, nel corso dell’iter di conversione in legge del decreto, delle numerose critiche emerse in occasione delle audizioni della commissione Cultura alla Camera nella giornata del 16 settembre 2008 e della protesta crescente nel Paese. Critiche rivolte in particolare al metodo con cui sono stati emanati tali provvedimenti, ossia lo strumento del decreto legge, che non ha consentito un approfondito confronto per rispondere alle vere esigenze educative degli studenti e del sistema scuola. A suo tempo, il superamento della figura del maestro unico venne accompagnato da un approfondito dibattito pubblico che coinvolse famiglie, mondo della scuola, pedagogisti, mentre oggi si procede con grande disinvoltura con un decreto (non fondato su analisi pedagogiche, ma dettato esclusivamente da ragioni economiche) che metterà fine all’esperienza del modulo e comprometterà il tempo pieno e il tempo prolungato; modelli didattico-organizzativi che hanno elevato i livelli di apprendimento dei bambini, ridotto le disuguaglianze sociali e consentito di accrescere il tasso di occupazione femminile. La fine del modulo in particolare avrà conseguenze gravi sulla qualità della scuola primaria. Inoltre, suscita allarme la prevedibile chiusura di plessi nei piccoli centri e nei comuni di montagna, causato dai tagli del Governo sulla scuola, che metterà in difficoltà le famiglie e gli enti locali chiamati ad organizzare e sostenere le spese dei servizi scolastici. I provvedimenti del Governo - i tagli sulla scuola, la compressione del tempo scuola a 24 ore, la fine del modulo e la riduzione del tempo pieno - metteranno seriamente a rischio la qualità del sistema scolastico regionale. Qualità testimoniata anche dalle indagini internazionali e raggiunta grazie all’impegno e all’attenzione costanti profusi dagli enti locali, da sempre in prima linea nel sostenere politiche di qualificazione scolastica e dei relativi servizi. Gli assessori auspicano che il ministro riveda le sue decisioni nell’iter di conversione in legge del decreto e apra la discussione e il confronto con le Regioni e gli enti locali, in particolare sulla reintroduzione del maestro unico, anche alla luce della mobilitazione in corso contro un provvedimento che dequalifica la scuola primaria, il segmento migliore del nostro sistema educativo.
