In occasione della 58° Giornata Nazionale per le vittime degli incidenti sul lavoro, per onorarne la memoria ed esprimere solidarietà nei confronti di invalidi e mutilati, è compito delle istituzioni rafforzare l’impegno finalizzato a promuovere la sicurezza e di condividere con i cittadini quanto è stato fatto e quanto è in programma per combattere questa emergenza.

Domenica 12 ottobre si è celebrata la 58° Giornata Nazionale per le vittime degli incidenti sul lavoro. Per onorare in modo non retorico la memoria di coloro che, svolgendo il proprio dovere, hanno perso la vita, ed esprimere solidarietà nei confronti di invalidi e mutilati, oltre a ribadire il dolore e l’indignazione che queste tragedie quotidiane suscitano nell’intera società, è compito delle istituzioni riaffermare e rafforzare l’impegno finalizzato a prevenire gli incidenti, anche condividendo con i cittadini quanto è stato fatto e quanto è in programma per combattere questa emergenza.

I dati INAIL presentati a luglio, aggiornati a tutto il 2007, evidenziano una sostanziale stabilità degli infortuni sul lavoro in regione (130.626 contro i 133.232 del 2006) e una riduzione delle cosiddette morti bianche: 111 infortuni mortali in Emilia-Romagna nel 2007, rispetto ai 119 del 2006 e ai 137 del 2005. Al di là delle cifre che registrano bilanci parzialmente positivi rispetto al passato - ma irrisori fino a che conteranno anche un solo incidente causato dalla violazione delle regole - in primo luogo è doveroso ricordare che le istituzioni non abbassano il livello di guardia: la lotta agli incidenti sul lavoro è sostenuta da uno sforzo continuo e costante.
Concordo con tutti coloro che segnalano la necessità di aumentare i controlli e di essere più severi con le sanzioni – e in questo la nostra Regione ha già investito risorse finanziarie e umane - ma continuo a pensare che sia decisiva l’azione formativa e informativa che a partire dai banchi di scuola operi con l’obiettivo di creare un nuovo e differente approccio culturale al lavoro. Una futura diminuzione degli infortuni sono sicura che non possa che essere il frutto di un cambiamento che veda la regione Emilia-Romagna, le sue istituzioni, le parti sociali e l’intero sistema economico-produttivo riconoscersi in una cultura del lavoro qualificato, sicuro, stabile e regolare che permetta di sviluppare percorsi di crescita professionale, che valorizzi la formazione lungo tutto l'arco della vita, che consenta la conciliazione tra tempi di vita e tempi di lavoro e che, nella accezione di diritto di tutti i cittadini, rappresenti un vero strumento di inclusione sociale.
Il cammino è difficile in quanto le variabili in campo sono sempre più differenziate. Il fenomeno dell'immigrazione, anche laddove, come nella nostra regione, non alimenta in modo consistente forme di lavoro irregolare, incrementa le difficoltà di informazione e formazione dei lavoratori in materia di sicurezza. I processi di decentramento e frammentazione delle grandi imprese favoriscono forme di deresponsabilizzazione del lavoro datoriale e forme di esternalizzazione del rischio. A ciò si aggiunge la diffusione di forme di lavoro atipico che raramente vengono attratte dal campo di applicazione delle normative sulla sicurezza: sono questi i fattori che oggi richiedono di agire su più fronti, moltiplicare e soprattutto integrare soggetti, azioni e strumenti.
Per questo motivo la programmazione regionale delle politiche per l’istruzione, la formazione e il lavoro, cofinanziata dal Fondo Sociale Europeo - con un importo pari a 806 milioni di euro per il settennio 2007-2013 - agisce su più livelli, da una parte rafforzando e innalzando il livello di istruzione delle persone, dall’altra promuovendo ed accrescendo la qualità delle condizioni e delle prestazioni di lavoro, contrastando i rischi di precarietà e de-professionalizzazione. Gli obiettivi operativi della programmazione si traducono nella realizzazione di un sistema integrato di sicurezza del lavoro e di miglioramento della qualità della vita lavorativa attraverso dispositivi di incentivazione - ad esempio rivolti alle imprese per la stabilizzazione dei contratti di lavoro - , attraverso misure di politica attiva che rafforzino le competenze e le opportunità dei lavoratori, con un’attenzione a coloro che vivono condizioni di maggior rischio - penso alla formazione linguistica dei lavoratori immigrati -, attraverso interventi ed azioni volti ad incentivare la responsabilità sociale delle imprese e attraverso l’educazione dei più giovani, affinché facciano ingresso nel mercato del lavoro consapevoli dei propri diritti, in particolar modo quelli relativi alla sicurezza delle condizioni e dei luoghi di lavoro.
Se queste sono le priorità della Programmazione dell'Assessorato scuola, formazione, lavoro, università, pari opportunità, decisivo per raggiungere obiettivi concreti è il coordinamento con le politiche nazionali, il coordinamento interistituzionale e la concertazione con tutti i soggetti del territorio. Si tratta di un impegno di grande portata, che coinvolge una pluralità di interlocutori e di interessi, che al di là delle azioni già citate, deve vedere tutti con grande rigore impegnati nell'adozione di patti territoriali, nella definizione di nuovi standard formativi e nella progettazione di azioni di comunicazione e sensibilizzazione.
In questa direzione va l’accordo sottoscritto dalla Regione Emilia-Romagna e dalle Parti Sociali a gennaio 2008 volto al miglioramento qualitativo e quantitativo dell’offerta di formazione per l’adattabilità dei lavoratori e delle imprese programmata e realizzata nel territorio regionale, attraverso i fondi comunitari, nazionali, regionali e interprofessionali. L’accordo prevede un ridisegno complessivo del sistema della formazione continua capace di raccogliere e coordinare strategicamente soggetti, compiti e azioni anche in tema di sicurezza sul lavoro.
A conclusione di questo breve intervento, vorrei ricordare che grazie alla Legge 6/2008, la Regione Emilia-Romagna ha istituito un fondo per il sostegno, dal nido all’università, dei figli delle vittime. La legge si occupa delle conseguenze che avvengono nelle famiglie quando accadono tragedie di tali dimensioni. Approvata all’unanimità il 29 aprile 2008 all’Assemblea legislativa, attiva da settembre, la legge prevede che la Regione sostenga i figli delle vittime con i redditi più bassi, per garantire il diritto allo studio e contrastare i rischi d’abbandono o dispersione. Finanziabili sono le tasse di iscrizione, le rette di frequenza, l’acquisto di libri di testo, l’acquisto di ausili scolastici per portatori di handicap, il servizio mensa, l’abbonamento al trasporto pubblico; contributi che potranno essere riconosciuti anche per i decessi verificatisi “in itinere”, lungo i percorsi stradali verso il lavoro.