Sono vicina ai circa 10 mila lavoratori, docenti e personale ATA, che in Emilia-Romagna nei prossimi tre anni non vedranno rinnovato il loro contratto. Si tratta in larga maggioranza di donne, persone peraltro prive di qualsiasi prospettiva di lavoro.
Al di là delle chiacchiere che in questi giorni il Governo ci elargisce, una riduzione così forte lascerà sicuramente segni pesanti sulla qualità della scuola in Emilia-Romagna. L’Emilia-Romagna ha già dichiarato che non intende chiudere alcuna scuola, ma l’attribuzione del personale non dipende oggi dalla Regione.
Dobbiamo quindi mantenere alta l’attenzione, non solo sul tempo pieno ma in generale per difendere quanto di buono, ed è veramente tanto, la scuola in Emilia-Romagna è riuscita a rappresentare come fondamento per la crescita e la coesione sociale. Ritengo che la qualità dell’istruzione nel nostro Paese sia un tema che non riguarda solo il mondo della scuola, ma tutta la società. Solo qualificando il sistema scolastico l’Italia sarà in grado di presentarsi agli appuntamenti con l’Europa e di guidare in modo strategico qualche linea di evoluzione sulla ricerca e sulla conoscenza.
