Il 27 gennaio e la scuola
riflessioni sul giorno della memoria in classe
Bologna, 23 ottobre 2006
C’è qualcosa in questi anni rispetto al tema della memoria che riguarda tutti noi direttamente.
La generazione di testimoni coevi alle catastrofi più gravi della storia umana comincia ormai a estinguersi.
Il ricordo è minacciato dall’oblio.
Ma è su questa storia, su questa memoria che deve fondarsi la nostra identità.
Perché è la memoria collettiva a costituire uno dei fattori e contemporaneamente il risultato della coesione di un gruppo e di una società, la memoria collettiva che sta nel ricordo di un passato condiviso.
La scuola ha in questo senso non solo un ruolo, ma anche una responsabilità decisiva.
La storia e la memoria sono due cose differenti?
Molti i teorici della memoria collettiva che ne ritengono netta e decisiva la distinzione.
Altri ne ritengono l’opposizione sempre meno significativa: non esiste narrazione storica che non sia, al contempo, anche un lavoro di ricostruzione basato sulla memoria, e quindi inevitabilmente legato all’interpretazione e all’identità.
In un libro bellissimo dedicato alle forme e ai mutamenti della memoria culturale Aleida Assmann parla, invece, di storia e memoria come di due diverse modalità del ricordo, introducendo la definizione di memoria vivente e di memoria astratta.
La memoria vivente è la memoria inerente al gruppo, è etica e orientata verso il futuro, è la memoria che non ha perduto una relazione vitale con il presente.
E’ questa la memoria che vogliamo portare nelle scuole, la memoria vivente della Shoah.
Finché sarà possibile vogliamo chiedere ai ragazzi e alle ragazze di guardare negli occhi i testimoni, di ascoltare la loro voce e di ripercorrere i luoghi di memoria, con i loro segni e i loro messaggi. Perché anche la scuola sia capace di respingere l’oblio e di tenere vivo il ricordo.
La memoria - si dice - è la posta in gioco esposta agli esiti di uno scontro permanente fra interessi e gruppi contrapposti all’interno di una stessa società.
“In qualunque modo la guerra finisca, la guerra contro di voi l’abbiamo vinta noi, nessuno di voi rimarrà per portare testimonianza, ma se anche qualcuno scampasse, il mondo non gli crederà”.
Con questa la frase – tratta da un libro di Wiesenthal, “Gli assassini sono tra noi” - i prigionieri dei Lager venivano ammoniti dai loro aguzzini.
In queste parole c’è qualcosa che va aldilà delle relazioni di potere che si instaurano intorno alla memoria. C’è la certezza, la presunzione e insieme la tranquillità di avere messo in atto un genocidio di tale atrocità che anche la memoria di qualche eventuale sopravvissuto non sarebbe stata credibile.
Proprio in questa frase troviamo il significato del 27 Gennaio, del Giorno della memoria, di tutte le iniziative che si sono svolte per ricordare l’orrore della Shoah e di tutte quelle che si svolgeranno.
In questa frase troviamo anche il senso della discussione al centro di questa mattinata.
Grazie a tutti e buon lavoro
