Programma

Integrazione e pari opportunità di accesso e successo scolastico. Innovazione e qualità. Questi sono i due concetti, i due scenari, attorno a cui vorrei che la scuola dell’Emilia-Romagna e tutti coloro che a scuola studiano e lavorano, si riconoscessero e crescessero nei prossimi anni.

Prima di sviluppare questi concetti, tuttavia, voglio dirvi come mi sento io rispetto al mondo della scuola e all’incarico che sono stata chiamata a ricoprire.
Mi sono avvicinata al mondo della scuola con grande passione e senso di responsabilità, a volte con preoccupazione, a volte con una sincera curiosità.
Questi sono stati, anche per me, mesi di ricerca, di studio.
Ma una cosa mi è stata chiara fin da subito: per conoscere veramente il mondo della scuola, non basta documentarsi.
Non è sufficiente. Allora ho deciso di andare a scuola.
Voglio conoscere le realtà scolastiche emiliano-romagnole, voglio sperimentare la concretezza e la quotidianità del lavoro degli insegnanti, per confrontarmi con le preoccupazioni, le difficoltà, a volte il disagio vero e proprio,  di chi è chiamato a svolgere una delle professioni più alte.
Ma voglio andare a scuola  anche per  conoscere le eccellenze,  perché la qualità  nella nostra scuola c’è e vorrei capire, caso per caso, quali sono gli ingredienti che l’hanno fatta crescere. 

Alla  scuola della nostra regione sono pronta a dare tutto l’appoggio che si aspetta, l’attenzione, il senso di responsabilità, la  passione che si merita.  
Alla scuola dell’Emilia-Romagna chiedo, invece, di continuare ad essere viva, non solo serena.  
Lo è stata in anni più difficili, quando a tutti gli insegnanti della nostra regione è stato chiesto di  lavorare, di proporsi, anche con grandi sforzi,  come un modello alternativo.
Compito svolto con successo.
Oggi la scuola dell’Emilia-Romagna ha la storia, le competenze, i valori – in una parola sola, l’identità -  per  diventare un laboratorio di innovazione e di qualità.
Non mi faccio delle illusioni, so che ci sono ancora dei nodi da risolvere e che occorre da parte di tutti un grande sforzo, ma credo  di poter chiedere questo alla scuola della nostra regione.
E qui passo, allora, ai due concetti chiave, ai due scenari che citavo all’inizio.

Integrazione e pari opportunità di accesso e successo scolastico
Da settembre gli alunni stranieri iscritti nelle scuole italiane raggiungeranno quota 500.000. La più elevata consistenza di alunni immigrati  si trova nella scuola primaria, ma la crescita più marcata sarà nelle superiori, con 100.000 alunni in più.
La regione con l'incidenza più alta è ancora l'Emilia-Romagna, con una nuova tendenza: il forte aumento nel secondo ciclo di istruzione.
Come possiamo immaginare la società nei prossimi anni, se la scuola non è in grado di accogliere i figli di chi ha scelto di vivere qui, insieme a noi, per costruirsi un futuro?

A dispetto di pregiudizi e luoghi comuni sull'incompatibilità tra culture, bambini e ragazzi di continenti diversi nella scuola si inseriscono senza particolari difficoltà. Lo dice una ricerca recente  del CNR.
Ma a noi, politici, amministratori, alle autonomie scolastiche, resta un compito importante, quello di garantire  pari opportunità di accesso e di successo a tutti gli stranieri.
Che cosa vuole dire pari opportunità?
Pari opportunità significa non solo il diritto di frequentare la scuola, ma anche di individuare e mettere a disposizione degli allievi strumenti linguistici, tecnici e culturali per superare i problemi di inserimento iniziale e perché l’integrazione sia una pratica quotidiana.
Ma se gli strumenti linguistici sono imprescindibili per i ragazzi e le ragazze straniere, la formazione, l’esercizio, l’abitudine al dialogo interculturale riguardano tutti.  Anche gli insegnanti.
L’incontro con l’altro è l’incontro con la differenza, con la diversità.
Il problema della comprensione dell'altro è un problema che riguarda l'interpretazione dell'alterità. E non è una cosa banale.
Infatti l’identità ha bisogno di alterità, si nutre di alterità,  è costruita sull’alterità.
L’identità è un’arma a doppio taglio. Da un lato ci fa percepire il nostro modo di vivere e di pensare come giusto, naturale, e in questo senso ci trasmette delle sicurezze.
D’altro ci può impedire di comprendere le ragioni degli altri, fino a diventare una maschera di intolleranza e di etnocentrismo.

Molto spesso si sente parlare indifferentemente di interculturalismo e multiculturalismo, ma a questi termini corrispondono due filosofie di pensiero piuttosto diverse.
È significativo che la posizione interculturale si sia diffusa soprattutto in ambito educativo, perché a scuola l’esigenza di conoscere culture diverse e riconoscere il valore dei contributi provenienti da contesti culturali e sociali altri, è particolarmente forte, è all’ordine del giorno.
I termini sono noti: educazione, pedagogia, comunicazione interculturali, concetti che definiscono pratiche educative e pedagogiche volte a cercare l’incontro, il dialogo e lo scambio  con l’ “altro”.

Solo pratiche di questo tipo -  cui la ricerca nelle nostre scuole deve puntare  -  solo un interculturalismo che premi atteggiamenti e comportamenti di conoscenza e scambio reciproco, di ibridazione e mescolamento etnico e culturale tra i membri di quella società,  possono portare ad un  sensibile arricchimento dei singoli  e della società in generale.
Sicuramente, e questo è chiaro a tutti,  la pratica interculturale risulta più difficile, complessa, perché esige l’incontro e il confronto. Questo, la scuola deve saperlo fare.
Deve sapere conciliare esigenze di diritti collettivi e individuali.
L'interculturalismo  deve condurre  all’identificazione di  regole, diritti e doveri validi per tutte le culture, a cui ogni individuo possa appellarsi e che ognuno debba rispettare.
L’Emilia-Romagna per la sua storia, per la vocazione dei suoi abitanti, è una regione che sa accogliere, che sa che cos’è la coesione sociale, perché l’ha sempre praticata, e la scuola della nostra regione non può essere diversa.

Il secondo scenario, la scuola dell’innovazione e della qualità.
Qui è alle autonomie scolastiche che dobbiamo dare spazio, perché siano in grado di mettere al primo posto la ricerca, la sperimentazione e l’innovazione.  Ma, per farlo, hanno bisogno di risorse.
Oltre ai finanziamenti che già la Regione stanzia per la valorizzazione dell’autonomia scolastica, ho deciso - l’ho annunciato ieri in conferenza stampa – che la Regione investirà  delle risorse straordinarie.
Perché il compito che le istituzioni scolastiche sono chiamate ad adempiere nella loro missione educativa, tenendo conto dei continui mutamenti della società e dei fenomeni prodotti dal cambiamento, è un compito delicato e complesso che, nell'esercizio dell'autonomia loro riconosciuta, le scuole possono affrontare con migliori possibilità di successo, se affiancate dal sostegno delle istituzioni, in particolare Regione ed Enti locali. Non si può puntare ad una scuola dell’innovazione e della qualità, se non diamo la possibilità alle scuole di ascoltare i bisogni degli studenti e dare spazio alle loro potenzialità, se non diamo la possibilità ai docenti di formarsi, di assicurare una progettualità didattica coerente e flessibile, a volte che punti all’eccellenza, a volte mirata ad aiutare chi è più in difficoltà.

Non si possono sottovalutare alcuni segnali di disagio che ci provengono dai dati  sull’abbandono scolastico nella nostra regione. La situazione in Emilia-Romagna è certamente migliore della media nazionale, con una dispersione scolastica di circa il 6 per cento nella fascia d’età più a rischio, quella tra i 14 e i 17 anni, a fronte di un dato nazionale che si stima intorno al 20-22%.  Tuttavia il fenomeno rimane presente, così come preoccupa l’aumento seppur lieve del numero dei bocciati e dei promossi con debiti formativi, che negli ordini di scuola della secondaria superiore supera il 30%, con punte fino al 50% nei primi e secondi anni degli istituti professionali.
Ogni giovane che non raggiunge il successo formativo rappresenta una perdita di risorse umane, con conseguenze pesantemente negative per tutta la società regionale nelle sue diverse componenti. E non possiamo sottovalutarlo. Per  contrastare l’abbandono scolastico e aiutare i ragazzi con maggiori difficoltà, bisogna puntare sulla qualità della scuola, anche e soprattutto degli istituiti tecnici e professionali, a cui sento di dover dare un’attenzione particolare, anche in termini di risorse.