Diritto allo studio universitario

Programma

SEMINARIO ANDISU GIUGNO 2007
PAOLA MANZINI
Assessore alla Scuola, Formazione Professionale, Università, Lavoro e Pari opportunità

Ringrazio A.D.S.U. (Azienda regionale per il diritto allo studio universitario di Parma) e A.N.Di.S.U. (Associazione nazionale degli organismi per il diritto allo studio universitario) per avere promosso un momento di confronto sulle prospettive del diritto allo studio universitario.
La nostra Regione ha intrapreso un percorso di riordino e di riforma delle politiche per il diritto allo studio che ha prodotto una legge denominata “Sistema regionale integrato di interventi e servizi per il diritto allo studio universitario e l’alta formazione” (Legge regionale n. 15 approvata il 27 luglio 2007). Alla base del provvedimento c’è una nuova idea di diritto allo studio universitario che punta ad ampliarne e innovarne l’approccio tradizionale (sia per quanto riguarda la gamma delle opportunità, sia per quanto attiene ai destinatari delle stesse), snellire i processi decisionali, razionalizzare le spese, promuovere un sistema ampliato di interventi, agire con spirito collaborativo con gli attori coinvolti nel mondo universitario e dell’alta formazione.
Abbiamo ritenuto che non ci si dovesse limitare al tema delle risorse, ampliando interventi e servizi, ma fosse necessario rivedere il sistema per evitare di trovarsi in una sorta di paradosso di Zenone, dove noi siamo Achille e il diritto allo studio è la tartaruga. Achille, simbolo di rapidità, deve raggiungere la tartaruga, simbolo di lentezza. Achille corre dieci volte più svelto della tartaruga e le concede dieci metri di vantaggio. Achille corre quei dieci metri e la tartaruga percorre un metro; Achille percorre quel metro, la tartaruga percorre un decimetro; Achille percorre quel decimetro, la tartaruga percorre un centimetro; e così all'infinito. Secondo il paradosso di Zenone, Achille corre eternamente senza raggiungere mai la tartaruga. Da questo punto di vista anche le politiche per il diritto allo studio possono diventare la tartaruga irraggiungibile se continuiamo a limitarci ad una riflessione che mette al centro solo il tema, di per sé rilevante ma non esaustivo, delle risorse erogate nelle modalità tradizionali.
Insomma, noi possiamo implementare le risorse erogabili nelle tradizionali forme di sostegno agli studenti meritevoli e bisognosi (e stiamo lavorando in questo senso), ma, per quanto le incrementiamo, non riusciremo mai ad esaurire completamente la domanda di sostegno da parte degli studenti, che crescerà contemporaneamente all’offerta. Quegli obiettivi saranno sempre irraggiungibili se noi continuiamo a pensare alla velocità di Achille che si definisce in relazione a quella della tartaruga (ovvero se noi ci concentriamo solo sulle risorse che stanziamo in relazione ad una domanda progressivamente crescente degli studenti). Per raggiungere la tartaruga è necessario trovare una nuova modalità per inseguirla, mettendo in campo nuove strategie di sostegno al diritto allo studio.
È necessario dunque reinterpretare il diritto allo studio in una chiave non solo, diciamo così, legata alla sua definizione costituzionale in senso stretto, cioè di diritto dei meritevoli benché privi di mezzi, ma secondo una concezione moderna di diritto allo studio che, per esempio, sia aperta ai processi di internazionalizzazione, che preveda strumenti diversificati, che consenta di mettere insieme più opportunità, in modo da fare massa critica. La legge delinea una strategia complessiva maggiormente in grado di affrontare il tema del sostegno allo studio secondo un approccio più aderente alle esigenze dei giovani e si basa su 4 pilastri: attenzione al merito e ai bisogni degli studenti; qualificazione, ampliamento e diversificazione dei servizi e degli interventi; concertazione con i soggetti interessati (istituzioni universitarie, comuni sedi di ateneo, studenti); ottimizzazione della spesa. Ci troviamo in un contesto regionale che presenta una ricca offerta formativa in ogni grado dell’istruzione, che si accompagna ad una forte e qualificata offerta di formazione professionale. Una strategia per il diritto allo studio intesa come politica di investimento per lo sviluppo rende inoltre possibile aggregare ed attrarre interesse da parte di altri soggetti, non solo istituzionali.
Affinché ciò accada, i servizi di supporto allo studio non possono esaurirsi alla funzione di erogazione di benefici finanziari e nemmeno limitarsi all’arco temporale esclusivamente coincidente con il percorso formativo. Gli interventi di sostegno economico, tutti attribuibili per concorso, vanno oltre il tradizionale, e confermato, beneficio della borsa di studio, per comprendere anche prestiti, assegni formativi e altri contributi (inoltre grande attenzione viene riservata agli studenti disabili). Tra i punti di forza del sistema regionale, oltre all’ampia offerta formativa e accademica e all’accentuata propensione competitiva degli Atenei, resa possibile dall’autonomia universitaria, c’è l’alta qualità del dialogo sociale nel territorio regionale e la presenza di un patrimonio di esperienze, anche innovative, sia nella gestione dei servizi che nelle modalità di accesso, messo in campo dalle Aziende per il diritto allo studio.
La legge mira pertanto alla costruzione di una governance del sistema che consenta l’elaborazione delle strategie per il diritto allo studio in una visione unitaria e strategica e prevede la costituzione dell’Azienda regionale unica per il diritto agli studi superiori, quale strumento operativo per la realizzazione degli interventi e dei servizi a favore degli studenti delle istituzioni di livello universitario in Emilia-Romagna. Nel momento infatti in cui la Regione si accinge ad avviare una nuova fase per il diritto allo studio, in cui assume direttamente la responsabilità della governance e delle corrispondenti interrelazioni politico-istituzionali (con gli studenti, con le istituzioni di livello universitario, con i comuni sedi di ateneo), amplia il sistema delle opportunità per i giovani ed integra la politica di sostegno agli studi superiori con le politiche di sviluppo socio-economico del territorio, un’Azienda regionale unica rappresenta la modalità organizzativa più adeguata a rispondere efficacemente alle finalità ed alle esigenze evidenziate, non ultima quella della razionalizzazione della spesa al fine di incrementare le risorse disponibili. Un’Azienda unica, ma con un’organizzazione articolata in una sede centrale e in più punti sul territorio. L’unitarietà dell’assetto organizzativo è garantita dagli organi (Presidente e Consiglio di amministrazione), da un unico bilancio e da un’unitaria funzione di programmazione. Avremo così uno strumento nuovo: un’azienda regionale che mantiene naturalmente i punti di radicamento a livello territoriale, in tutto il territorio della Regione. Non dobbiamo dimenticarci che, in seguito all’evoluzione che il sistema universitario della nostra Regione ha avuto negli ultimi quindici anni, noi abbiamo oggi quattro atenei, ma anche due università lombarde insediate a Piacenza, un’università di Modena che è diventata Università di Modena e di Reggio Emilia e un’università di Bologna che ha aperto sedi in tutta la Romagna. Dunque, se non avessimo intrapreso questa strada, si sarebbe potuto porre il tema di garantire a tutti un’azienda sul territorio e allora avremmo dovuto pensare non solo a quattro aziende, ma almeno a sei, perché anche le realtà che non hanno un’azienda sul territorio avrebbero potuto rivendicare una sede locale. La nostra scelta di costituire un’Azienda unica regionale articolata in vario modo sul territorio regionale consente di evitare la proliferazione di aziende e permette di dar vita ad uno strumento capace di affrontare le problematiche connesse al diritto allo studio. Non si tratta di perseguire nessuna ipotesi neocentralista, ma di realizzare uno strumento adeguato a corrispondere all’obiettivo che prima ho detto. Ora, da questo punto di vista, faccio notare a tutti che un’Azienda regionale significa un conferimento di patrimonio rilevantissimo, significa avere un rapporto importante con il sistema del credito della nostra Regione (prevediamo la costruzione di un fondo rotativo che copra prestiti che siano non onerosi per gli studenti, oltre a garantire le risorse che riguardano le classiche borse di studio che non solo vanno mantenute, ma vanno anche incrementate). Noi siamo una Regione che copre una percentuale elevata di borse di studio agli aventi diritto - siamo intorno all’86% - però diversificata a seconda delle aziende. La Presidente dell’ADSU di Parma, Mara Colla, sa che di fronte al fatto che, per esempio, Parma si è trovata una situazione di copertura molto bassa, poco sopra al 50%, la Regione ha impegnato un ulteriore milione di Euro perché l’azienda di Parma potesse arrivare a una percentuale attorno al 70%; la stessa cosa abbiamo fatto con Modena. Ma noi dobbiamo arrivare al 100% di coloro che ne hanno diritto a livello regionale, non possiamo coprirne solo una parte, dobbiamo coprirli tutti, perché altrimenti non si capisce perché a qualcuno che ne ha diritto viene attribuito l’assegno di borse di studio e ad altri che ne hanno altrettanto diritto non viene attribuito: semplicemente perché le risorse sono finite? Non mi pare razionale. Noi dobbiamo metterci in condizione di soddisfare completamente il diritto allo studio, ma dobbiamo anche metterci in condizione di corrispondere ad esigenze che riguardano il percorso formativo, non solo quello che si conclude con l’università; e infatti la nuova Legge Regionale prevede anche forme di sostegno a percorsi formativi post laurea, all’internazionalizzazione, all’accoglienza e all’ospitalità, a un percorso di forte relazione ed integrazione tra Regione, università e sistema degli enti locali.
In fondo noi potevamo anche stare tranquilli al riparo di quattro aziende universitarie, caso mai farne una quinta impegnando ulteriori risorse. Ci è sembrato che fosse opportuno prendere il toro per le corna. Naturalmente ritengo che il progetto di legge che è stato licenziato dalla Giunta Regionale ed approvato dall’Assemblea legislativa dopo una consultazione approfondita svolta con gli organi dirigenti e le organizzazioni sindacali delle aziende, con i rettori, con i comuni e con gli studenti, abbia prodotto risultati molto positivi. Abbiamo valorizzato il protagonismo dei soggetti che detengono le competenze istituzionali in una logica collaborativa di codeterminazione delle politiche, degli obiettivi e delle azioni per ottenere le risposte più adeguate a quel dettato costituzionale che prima veniva richiamato.
Siamo di fronte ad un tema di diritto costituzionale, seconda parte dell’Art. 3, secondo il quale è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana. Un diritto sostanziale che si è molto articolato e molto modificato nel corso degli anni. In Emilia-Romagna gli studenti universitari sono all’incirca 170 mila (più della metà sono studenti fuori sede), vi sono una dozzina di sedi universitarie e quindi siamo di fronte a un’articolazione molto forte rispetto alla quale l’elemento di competitività credo debba essere rappresentato dall’offerta formativa e dalla sua qualità, su cui c’è la piena e autonoma determinazione delle università; mentre invece il tema dei servizi, dell’accoglienza, del diritto allo studio, deve sempre più essere immaginato in un sistema integrato che riesca a dare agli studenti, a coloro che vengono nella nostra Regione, un quadro non dico uniforme, ma sicuramente molto integrato dal punto di vista delle prestazioni e delle opportunità. Non deve essere uguale dappertutto, perché questo è impossibile, i contesti anche locali e le relazioni hanno elementi di diversità, però non c’è ragione che una mensa costi una cifra da una parte e una cifra dall’altra, non c’è ragione per cui una serie di servizi non debbano essere uguali su scala regionale.
Detto questo, io vorrei dire a chi mi ha preceduto che, per quanto riguarda la Regione Emilia-Romagna, nessuno vuole una diaspora istituzionale, né con le università, né con il Governo. Come riferivo prima al sottosegretario Nando dalla Chiesa, noi stiamo riscontrando un proficuo rapporto di collaborazione sui provvedimenti che ho richiamato e credo che ci sarà occasione perché il tema del diritto allo studio diventi un faro, un punto di riferimento importante del nostro lavoro, poiché sono convinta che oggi questo tema costituisca una leva formidabile per trascinare le politiche di sviluppo e di crescita del nostro Paese e dei diversi sistemi regionali. Come Regione Emilia-Romagna, noi mettiamo in campo alcune idee e proposte, senza la pretesa di avere naturalmente nessuna verità rivelata, ma cercando di dare un impulso al nostro sistema. Con le università c’è un dialogo ed un confronto proficuo, così come con il sistema degli enti locali e degli studenti. Per quanto riguarda la collaborazione istituzionale, in un percorso concertato abbiamo valorizzato la Conferenza permanente per i rapporti fra Regione e Università (istituita ai sensi dell’art. 53 della L.R. 24 marzo 2004, n. 6). Inoltre è stata data maggiore rilevanza ai Comuni sedi di Ateneo con la costituzione della Conferenza regionale che raggruppa tali Comuni (ricomprendendo pertanto anche Piacenza). Un’attenzione particolare è posta dalla Regione alle relazioni con gli studenti al fine di realizzare con loro una interlocuzione più diretta e più ampia rispetto al passato, con l’istituzione della Consulta regionale degli studenti. Alla Consulta viene attribuito un ruolo attivo nei processi decisionali regionali (il Presidente della Consulta è infatti componente del Consiglio di Amministrazione dell’Azienda regionale).
All’interno del complessivo sistema di governance si collocano gli atti fondamentali di programmazione, sui quali deve essere espresso il parere dei suddetti organismi.
In conclusione, quello che noi cerchiamo di mettere in campo è un salto di qualità in cui non c’è nessun neo centralismo, anzi, al contrario, c’è l’idea di aumentare il radicamento e il rapporto con le realtà dei comuni, degli enti locali e con le università, di implementare i servizi, di avere un sistema sinergico a livello regionale che definisca, in un quadro di confronto e di raccordo tra tutti i soggetti, le strategie e gli obiettivi attraverso uno strumento unitario, un’azienda unica regionale per il diritto allo studio che sia in grado di conseguirli pienamente.