Il sistema di istruzione e formazione: modelli a confronto
Milano, 5 settembre 2007
Non entro nel merito della legge della Regione Lombardia, lo faranno altri più direttamente coinvolti. Mi pare però che emerga, da parte sia di chi ha proposto la legge, la maggioranza di centro-destra, sia di chi ha lavorato per modificarla, migliorarla e smussarne gli aspetti più critici, il centrosinistra, la volontà di superare un approccio ideologico ormai fuori dalla storia.
Fuori dalla storia tanto più nei confronti di una materia, il sistema dell’istruzione e della formazione, strategico, a detta di tutti, per lo sviluppo e la competitività del nostro sistema Paese.
Parto dunque da questo dato di fondo per provare a costruire un ragionamento.
In occasione del referendum del giugno 2006 sulla riforma costituzionale approvata dal centro-destra, gli italiani hanno detto no alla devolution, ma hanno implicitamente confermato il loro sì al Titolo V modificato nel 2001. Nella scorsa legislatura l’attuazione di quella riforma è stata ostacolata.
Con il pretesto di fare una grande riforma, poi appunto bocciata dal voto popolare, si è bloccato tutto.
Alle carenze della politica ha dovuto sopperire la Corte Costituzionale con un ruolo supplente che ha fatto emergere una certa debolezza della politica. Ora questa debolezza va superata. Con questa nuova legislatura ci si aspettava un’accelerazione che stenta ancora a dispiegarsi completamente. Io credo che le Regioni debbano e possano (e lo stanno facendo) dare la loro spinta in questo senso, al di là del loro colore politico.
È necessario dare attuazione alle modifiche del Titolo V della Costituzione. Molte delle attribuzioni lì previste per le Regioni e gli Enti locali vengono sì esercitate, ma nella mancanza di un quadro legislativo che ne fissi le regole.
Il 117 cost. attribuisce alle Regioni la materia “istruzione” come materia di competenza concorrente, che richiede dunque l’adozione da parte dello Stato di una preventiva definizione legislativa.
L’art. 116 cost. prevede che le Regioni possano chiedere di ricondurre sotto la loro esclusiva competenza pezzi ulteriori delle materie di competenza dello Stato. Ciò è possibile dopo una definizione legislativa che regolamenti il passaggio.
Ora si stanno sottoscrivendo intese che, saltando il passaggio legislativo, configurano un passaggio surrettizio di competenza dallo Stato alle Regioni.
È dunque necessario che lo Stato assuma all’interno dell’ordinamento vigente le norme generali ed i principi fondamentali di riferimento per la legislazione concorrente in materia di istruzione, nonché i livelli essenziali delle prestazioni per l’istruzione e formazione professionale di competenza esclusiva regionale.
Come sapete, la Conferenza delle Regioni e delle Province autonome ha approvato un documento al fine della predisposizione del piano delle azioni per l’attuazione del Titolo V della Costituzione ed ha individuato quali criteri fondamentali, che:
1) l’ambito territoriale di operatività costituisca elemento fondamentale per la delimitazione dell’ambito delle competenze nazionali e regionali previste dalla Costituzione;
2) la programmazione dell’offerta di istruzione e formazione e della rete scolastica e formativa debba trovare coerente realizzazione nella potestà regionale di allocazione delle risorse umane disponibili operata nell’ambito territoriale;
3) la gestione regionale del servizio scolastico e formativo debba avvenire nel rispetto dei Livelli Essenziali delle Prestazioni e secondo criteri che ne garantiscano l’unitarietà.
Naturalmente lo stato giuridico ed economico dei docenti rimane oggetto di contrattazione nazionale e decentrata, ma le procedure di assegnazione del personale nel territorio di competenza devono essere attuate dalle Regioni per ambiti provinciali e l’intero processo di trasferimento di competenze alle Regioni dovrà essere caratterizzato dalla valorizzazione delle relazioni sindacali.
Ovviamente abbiamo sottolineato che è necessario garantire alle Regioni la piena copertura degli oneri connessi all’esercizio delle funzioni nuove, altrimenti facciamo le nozze coi fichi secchi.
La Conferenza delle Regioni e delle Province autonome ha individuato la data del 1 settembre 2009 quale termine finale entro il quale le Regioni dovranno aver completato la predisposizione delle condizioni per esercizio delle funzioni loro attribuite dal Titolo V della Costituzione.
Le Regioni dovranno approvare un’apposita legge regionale e predisporre le condizioni atte a garantire la continuità e l’efficacia del servizio (individuazione degli uffici competenti, dei procedimenti per l’assegnazione del personale e delle risorse, sistemi informativi e di monitoraggio e controllo, ecc.).
Su tale insieme di condizioni di carattere normativo ed organizzativo le Regioni hanno la necessità di individuare un quadro condiviso di riferimenti e orientamenti.
Dovremo dare attuazione alla prospettiva di sussidiarietà delineata dalla riforma del Titolo V della Costituzione, riservando alle Regioni le funzioni relative alla programmazione, al monitoraggio e alla valutazione ed attribuendo i compiti di gestione ai livelli territoriali più prossimi ai cittadini, nel rispetto e nella valorizzazione dell’autonomia delle istituzioni scolastiche.
Non si tratta di chiedere la luna. Sembra peraltro molto logico. Non possiamo certo ritrovarci ancora in una situazione come quella di quest’anno, mi riferisco ad esempio alla definizione degli organici, che ha visto ogni giorno polemiche e numeri campeggiare sui giornali dove ognuno diceva la sua.
La scuola di oggi ha bisogno di risorse, ma ha altrettanto bisogno di certezze.
Per quanto riguarda le risorse è ovvio che non si potrà più fare come in passato, dove ad un aumento delle competenze non è corrisposto un aumento delle risorse. Quando penso ai processi di decentramento nel nostro Paese mi viene sempre in mente quella scena di un film di Totò dove il Principe aveva un debito da saldare e chiedeva in prestito al suo creditore il doppio del debito, ne restituiva la metà e se ne andava coi soldi in tasca, sostenendo di aver saldato il debito.
Troppo spesso lo Stato ha agito così nei confronti delle autonomie locali. A più competenze e funzioni devono corrispondere più risorse e la realizzazione di un vero e solidale federalismo fiscale.
Per quanto riguarda il quadro di certezze, l’applicazione del titolo V e la road map che si è concordata può garantire uno sbocco favorevole. Penso che, su questo, sia la Lombardia che l’Emilia-Romagna condividano una strategia.
