La sostenibile cura dell'incontro
Bologna, 4 settembre 2007

Programma

È uscita sulla stampa e sui media, soprattutto nel corso di quest’anno , una rappresentazione della scuola che personalmente non mi convince. Mi riferisco al fenomeno del bullismo, al quale spesso si riconduce, erroneamente, la questione del disagio dei giovani e dei malesseri della scuola.
Con ciò non voglio né criticare la stampa, che si occupa ovviamente dell’uomo che morde il cane e non viceversa, né sottovalutare un problema che esiste realmente, ma dobbiamo restituire al fenomeno la sua dimensione reale.
Si tratta insomma di un albero che cade in una foresta che cresce. E questa foresta in crescita è fatta da iniziative come la vostra, che si impegnano per qualificare sempre più la nostra scuola e renderla ospitale ed accogliente per i nostri giovani.
In Emilia-Romagna – rispetto al panorama nazionale – abbiamo raggiunto dei risultati di grande soddisfazione. Non sarà un caso che da un recente rapporto di Tuttoscuola, molto dettagliato e approfondito grazie ad oltre 150 indicatori tratti dalle ultime rilevazioni ufficiali, emerga come la Regione Emilia-Romagna sia in testa alle graduatorie regionali per la qualità del suo sistema di istruzione, con ben cinque province tra le prime dieci. Credo che questo successo sia dovuto ad un bagaglio di esperienze, professionalità, competenze che si è accumulato nel corso di una lunga storia e che si colloca in un contesto molto favorevole, caratterizzato da una società in trasformazione che mantiene ancora profondi elementi di coesione sociale. E mi pare influisca anche una dimensione istituzionale favorevole, perché ci troviamo in un contesto istituzionale e sociale nel quale tutti gli attori fanno la loro parte per migliorare la qualità della nostra scuola, spesso andando anche oltre le loro competenze. Questa è appunto la foresta che cresce.
La scuola deve certamente accrescere il sapere individuale di tutti i cittadini, trasmettere competenze e valori necessari per essere cittadini consapevoli, capaci di ragionare in maniera critica e dialettica. Io credo però che il suo principale obiettivo sia quello di rispondere alle aspettative individuali e familiari di mobilità sociale (ovviamente mobilità verso l’alto), contribuendo così a superare le differenze sociali ed a contrastare il disagio, premiando merito ed impegno.
Sociologi, economisti e pedagogisti hanno evidenziato come il sistema  scolastico italiano sia tra i più arretrati in Europa nel porre riparo alle disuguaglianze sociali e come sostanzialmente riproduca le disuguaglianze.
Ma una scuola pubblica che non favorisca la mobilità sociale e che non sia saldamente costruita sui principi di equità sociale, tradisce una delle sue funzioni primarie: consentire a tutti  di emanciparsi, di  avere la possibilità di fare cose diverse dai propri genitori e guadagnare anche meglio. Dare a tutti le stesse opportunità, dando di più e di diverso a chi ne ha più bisogno.
I dati sull’abbandono e la dispersione scolastica indicano una situazione in Emilia-Romagna migliore della media nazionale. A fronte di un dato nazionale di dispersione, che si stima intorno al 20%, in Regione i dati sono certamente più positivi, come dimostra l’alta presenza di residenti iscritti a scuola. L’abbandono dei percorsi di obbligo formativo riguarda circa il 6 per cento dell’intera popolazione nella fascia d’età più a rischio, quella tra i 14 e i 17 anni, che, nella nostra Regione ammonta a circa 130.000 ragazzi (30-35.000 residenti per anno di nascita). Però non possiamo permetterci di riposare sugli allori e non affrontare i problemi della nostra scuola, che riguardano ovviamente anche il nostro territorio.
Io mi sono sempre più convinta che il mondo della scuola ha al proprio interno gli anticorpi necessari per superare il malessere che l’attraversa perché possiede grandi potenzialità e professionalità. Ed anche come istituzioni cerchiamo di dare il nostro contributo.
Per questo abbiamo approvato un “

Piano straordinario regionale per combattere la dispersione scolastica e sostenere l’integrazione degli studenti stranieri”, presentando un bando che ammontava a quasi 5 milioni di euro. Abbiamo ritenuto che la scuola in Emilia-Romagna avesse bisogno di un intervento straordinario proprio perché riconosciamo nella dispersione scolastica e nel disagio il problema principale da affrontare.

Il piano mirava a contrastare l'abbandono scolastico e il disagio giovanile e a sostenere l'integrazione degli studenti immigrati, e prevedeva la possibilità di presentare progetti da parte delle scuole, che potevano però indicare soggetti in partenariato per la realizzazione dei progetti stessi (da realizzare con il contributo del FSE - Ob. 3).

Pensiamo che questi progetti contribuiscano a costruire un patrimonio di esperienze cui attingere anche per il futuro, in modo tale da premiare e diffondere buone prassi nella direzione della qualità della scuola.
Abbiamo voluto promuovere attività di gruppo, azioni di prima accoglienza per l’inserimento in classe dei nuovi alunni immigrati, corsi di formazione per i docenti sulle dinamiche di relazione, percorsi per gli studenti di educazione alla cittadinanza attiva e all’affettività. Abbiamo inoltre potenziato le azioni di accoglienza, orientamento e tutoraggio a favore degli studenti e promosso attività con le famiglie per sensibilizzarle e coinvolgerle nelle problematiche dell’abbandono scolastico. Le attività finanziate hanno sperimentato metodologie didattiche innovative per rimotivare gli studenti, agevolandoli nella prosecuzione del percorso di studio e migliorando le loro competenze di base. La lotta alla dispersione scolastica è al centro di gran parte dei progetti approvati e finanziati (16 per la provincia di Piacenza).
Le difficoltà in cui versa la scuola italiana e i fenomeni di disagio dei giovani a me pare siano dovuti ad una molteplicità di cause che vanno cercate in sintesi, riprendendo un’analisi di Umberto Galimberti, “nell’eredità del passato, nella cultura del presente e nell’incertezza del futuro”. Per affrontare questa situazione risulta importante l'apporto collaborativo di tutti coloro che ruotano intorno alla scuola come istituzione sociale: i dirigenti scolastici, i docenti, il personale non docente, gli studenti e i familiari. Ma non solo: la scuola ha bisogno di tessere reti con tutte la figure educanti del territorio.
Mi riferisco alla capacità di fare rete tra le scuole,  alla capacità di dialogare con il territorio e di coinvolgere i genitori, non solo sensibilizzandoli e chiamandoli in causa rispetto al percorso scolastico dei propri figli, ma anche portando la loro attenzione sulla dimensione scolastica e sociale più generale in cui i giovani  trascorrono gran parte della loro giornata e della loro vita, maturando scelte fondamentali. Una vera e propria alleanza formativa tra famiglie e scuola. Vedendo i titoli delle diverse relazioni previste per la giornata di oggi e domani e le modalità di lavoro del vostro convegno, mi pare che molti di questi aspetti vengano affrontati puntualmente. A voi dunque un augurio di buon lavoro.