Per una transizione sostenibile.
Il passaggio dalla scuola al mondo del lavoro

Imola, 1 dicembre 2006

Il convegno promosso dal Circondario imolese e dai dieci comuni che lo compongono mette a fuoco il tema della transizione tra il sistema educativo ed il sistema lavoro, cogliendone  alcuni aspetti  essenziali.
È stato evidenziato nel corso degli interventi come la transizione tra scuola, formazione e lavoro sia oggi non solo un processo più lungo, in termini di tempi, ma soprattutto più articolato; non circoscrivibile ad un’unica fase, quella dell’ingresso nel mondo del lavoro, ma caratterizzante diversi momenti nella vita di ciascun individuo e lavoratore. Fasi in cui –  in un processo di formazione permanente - la qualificazione e l’acquisizione di nuove competenze  diventano imprescindibili.

L’analisi del fenomeno svolta negli interventi che mi hanno preceduta evidenzia tutta la complessità del processo e, in particolare, i fenomeni relativi al mismatch e al mancato incontro tra la domanda delle imprese e le aspettative dei giovani.
Parlare di transizione scuola-lavoro significa in primo luogo mettere a fuoco la capacità di comunicare e di integrarsi del sistema di istruzione e formazione e del tessuto economico-produttivo.
La nostra azione politica ed amministrativa deve favorire un confronto sistematico e una conoscenza reciproca tra gli attori coinvolti (mondo della scuola, imprese).
La scuola deve saper dialogare con il sistema economico del territorio per cogliere e valutare le aspettative e le esigenze delle organizzazioni e delle imprese e saper trasferire ai giovani quanto il mondo del lavoro si aspetta e richiede. Il dialogo tra i due sistemi deve permettere ai giovani di confrontarsi con il mondo del lavoro durante il percorso formativo preparandoli ad affrontare il momento della transizione non come la fine di un percorso educativo, ma come una tappa fondamentale del percorso della vita professionale.

La scuola – senza trascurare la funzione principale di istruzione e formazione degli individui e dei futuri cittadini - deve essere messa nella condizioni di comprendere le trasformazioni, sempre più rapide, del mondo del lavoro, interpretandone e anticipandone i bisogni e traducendoli in percorsi.
Le imprese non possono limitarsi a costruire le proprie strategie basandosi unicamente sui costi di produzione e del lavoro, ma devono saper guardare all’istruzione e all’investimento sul capitale umano come presupposto ed azione costante per una crescita economica e produttiva sostenibile.
La nostra azione  oltre a favorire il consolidarsi di un codice comune tra istruzione, formazione e lavoro, deve focalizzarsi sulle diverse necessità di formazione (offerta formativa), anche di  chi ha già fatto ingresso nel mondo del lavoro, e fare in modo che a queste necessità corrispondano percorsi e soprattutto modalità di accesso in sintonia con le nuove esigenze.

Proviamo a guardare il tema della transizione al lavoro anche da un altro punto di vista.
Per ridurre i tempi e i costi (individuali e collettivi) di ingresso nel mondo del lavoro, il sistema di istruzione e formazione ha un compito comunque decisivo, oltre a puntare all’innalzamento del livello di istruzione di tutti, deve trasmettere competenze orientative necessarie per affrontare il periodo di transizione con strumenti adeguati e deve sapere trasmettere un messaggio chiaro: nella società della conoscenza è imprescindibile “apprendere ad apprendere”.

Nella società ed economia della conoscenza, il successo formativo è la condizione necessaria per un adeguato inserimento nel lavoro.
In questa direzione abbiamo approvato un Piano straordinario regionale per promuovere il successo scolastico, presentando  un bando che ammontava a quasi 5 milioni di Euro. Abbiamo ritenuto che la scuola in Emilia-Romagna avesse bisogno di un intervento straordinario e il piano mira a promuovere il successo formativo contrastando l’abbandono scolastico e il disagio giovanile, sostenendo l’integrazione degli studenti immigrati e prevedendo la possibilità di presentare progetti da parte delle scuole, che potevano anche indicare soggetti in partenariato per la realizzazione dei progetti stessi (da realizzare con il contributo del Fondo Sociale Europeo - Ob. 3). L’investimento è stato di 5 milioni di euro.
Ma per un adeguato inserimento nel lavoro non vanno trascurati i recenti dispositivi e sistemi per l’accesso al lavoro e per l'alternanza scuola-lavoro (dall’apprendistato a tutte le azioni per favorire il conseguimento dell’obbligo scolastico e formativo).
La scelta strategica della Regione Emilia-Romagna è stata di investire in percorsi che promuovono la costruzione di competenze anche per l’inserimento lavorativo nei progetti di alternanza scuola-lavoro e nei bienni integrati. In fase di prima applicazione della legge regionale sulla scuola 12/2003, i percorsi formativi integrati hanno interessato gli istituti tecnici e gli istituti professionali (con priorità per questi ultimi). Dall’anno scolastico 2005-2006 sono stati realizzati anche nell’istruzione liceale.

L’economia della conoscenza si fonda sul trasferimento di conoscenze da quanti le generano a quanti le utilizzano e possono sfruttarle e viceversa.
È oramai assodato che il dialogo non sporadico, ma sistematico, tra questi due sistemi rappresenta la strada maestra per rendere più favorevoli all’innovazione le condizioni in cui operano le imprese. Io lo definirei un dialogo tra i sistemi costruito sull’investimento nel capitale umano.
Qualcuno ha acutamente utilizzato la definizione di “patto” tra scuola e impresa.
Credo che le istituzioni non debbano ridursi a svolgere una funzione notarile tra i contraenti di questo patto, ma debbano invece agire in modo concreto e propositivo perché tra i due sistemi, la condivisione di un codice comunicativo e operativo realizzi non solo una transizione sostenibile ma una crescita del sistema socio-economico caratterizzata da un adeguato bilanciamento tra obiettivi di competitività del sistema economico e coesione ed equità sociale.

Paola Manzini,
Assessore Scuola, formazione professionale, università, lavoro, pari opportunità Regione Emilia-Romagna