Introduzione alla lezione magistrale di Zygmunt Bauman dell’Assessore Paola Manzini
È un vero privilegio dare inizio al nuovo anno scolastico con la lezione di un sociologo tra i più significativi del nostro tempo. Siamo onorati che abbia accolto il nostro invito e per questo lo ringrazio sinceramente a nome della Regione Emilia-Romagna e del mondo della scuola.
Zygmunt Bauman – professore emerito di Sociologia nelle Università di Leeds e Varsavia - ha osservato con singolare lucidità la transizione epocale in corso, elaborando persuasive categorie di pensiero per comprenderne il senso.
La fluidità o la liquidità sono metafore illuminanti per comprendere la natura dell’attuale e per molti aspetti “nuova fase nella storia della modernità”.
Una modernità “individualizzata, privatizzata, in cui l’onere di tesserne l’ordito e la responsabilità del fallimento ricadono principalmente sulle spalle dell’individuo”. Una modernità che, in questo senso, – citando il titolo della lezione di oggi – ha sfidato l’educazione.
I principi-guida della nostra Carta Costituzionale sono ispiratori di una scuola in grado di offrire pari opportunità per tutti. Il dettato costituzionale (art. 3 e art. 34) prevede la “rimozione degli ostacoli di ordine economico e sociale” e che “i capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi”.
Fino a che punto questi impegni hanno una reale applicazione?
La collettività ha bisogno di conoscenza: la ricchezza e la competitività di una nazione e di una comunità oggi si basano sulle competenze, sulla capacità di produrre, distribuire e consumare conoscenza.
I singoli hanno bisogno di conoscenza per poter costruire la propria vita. La questione sociale si definisce sempre più a partire dalla possibilità di padroneggiare delle alternative. Ma, per farlo, occorre poter e saper scegliere.
Le nostre politiche – avendo come presupposto la promozione dell’accesso alla conoscenza come bene pubblico - devono essere guidate da un imperativo: rimuovere le cause che fanno sì che il principio di uguaglianza sia violato, che l’esclusione dalle opportunità sia dettata da cause non pertinenti.
Senza abbassare la qualità dell’insegnamento – al contrario mirando sempre più ad un innalzamento del livello di istruzione e ad una diversificazione dell’offerta - occorre porre in essere ogni strategia per assicurare a tutti i ragazzi e le ragazze solide competenze di base, promessa di un vita sociale e professionale consapevole, gratificante ed equa.
L’inclusione paritaria al sapere non contrasta tuttavia con la volontà di riconoscere, premiare e valorizzare l’impegno e le vocazioni. Saper conciliare le pari opportunità di accesso e di successo e il merito credo sia l’obiettivo di una scuola responsabile e consapevole della funzione sociale che può svolgere.
Come conciliare, allora, uguaglianza di opportunità e premio al merito?
Con la coerenza: con l’idea di uguale rispetto per chiunque, ovvero sullo sfondo di una pratica di eguaglianza garantita da un percorso e un processo educativo che non escluda nessuno. E, allo stesso tempo, con la convinzione che chi merita non sia escluso per mancanza di possibilità. Oscurare il merito significa infatti mantenere in vita sistemi di esclusione arbitraria e di privilegio.
Come ho letto di recente in un articolo di Aldo Schiavone, “nelle società post-democratiche non è più la democrazia che deve penetrare nella scuola, ma è la scuola a garantire la vita stessa e il perpetuarsi della democrazia”.
Quando un sistema scolastico non è in grado di favorire la mobilità sociale i progetti di vita, le possibilità di successo sono del tutto indipendenti dalle responsabilità dei singoli.
“Gli uomini – sono parole del Professor Bauman - sono oggi costretti a muoversi, cercando di trovare il modo di spremere il meglio da una libertà che magari non hanno chiesto o che avevano immaginato diversa, ma che è quella che è, e che sono costretti ad accettare”.
Le nostre libertà, tuttavia, sono diverse, sono decisamente dipendenti da condizioni quadro, dalle risorse su cui possiamo contare, materiali e non. Compito delle politiche dell’istruzione è mettere tutti nelle condizioni di poter accedere alla risorsa del sapere in parità di condizione – senza esclusione di sorta –, dare di più e di diverso a chi parte da condizioni di svantaggio o di maggiore fragilità e premiare e accompagnare ai livelli più alti chi merita di mettere a frutto le proprie doti e le proprie inclinazioni.
Quale sapere è necessario per affrontare questa nuova realtà?
Dobbiamo immaginare che la nuova fase della modernità necessiti di un sapere differente?
Quella che ci accingiamo ad ascoltare è la prima lezione di un ciclo che l’assessorato intende realizzare nell’arco dell’anno scolastico per interrogarsi sul tema del sapere necessario: quel sapere che è fondamento delle società consapevoli, giuste e coese, quel sapere che è diritto di cittadinanza, quel sapere che è conservazione e trasmissione della memoria, quel sapere che, frutto di continui ripensamenti, forza le frontiere di ciò che è noto, quel sapere “efficace” e indispensabile alla crescita e all’innovazione del nostro sistema economico-produttivo e quel sapere senza il quale è più difficile comprendere ed accogliere saperi altri. Sapere che, a volte, coincide con la capacità di saper apprendere.
Gli approcci al tema del sapere necessario devono essere molteplici, soprattutto in questa fase in cui il sistema educativo è impegnato a ripensare parte del proprio ruolo per essere in grado di capire le dinamiche di un contesto sociale che muta in fretta e di fare della complessità una risorsa. Ciò che mi auguro è che le lezioni possano accompagnare questo impegno, oltre ad essere un segnale della priorità che la Regione Emilia-Romagna più che mai riserva al sapere quale via e strumento privilegiato per affrontare criticità e innalzare il proprio profilo economico e sociale.
Molte scuole hanno già riaperto. Di fronte a problemi non ancora completamente risolti, voglio dare piena garanzia ai ragazzi e alle ragazzi, ai docenti e ai genitori che l'attenzione della Regione non diminuirà.
Un augurio sincero di buon lavoro a tutti e ancora grazie al Professor Bauman per essere qui oggi insieme a noi.
