Il dono prezioso della mia vita si chiama Giulia ed è una splendida figlia di 28 anni a cui non potrei chiedere di essere in alcun modo diversa da quello che è.
Ho una laurea in sociologia che mi è spesso di ausilio per interrogarmi e incuriosirmi della gente che incontro e che testimonia quanto lo studio e la conoscenza siano importanti a volte a prescindere da quello che effettivamente poi capita di fare nella vita. Personalmente amo moltissimo gli animali e condivido con i miei gatti e cani una parte del mio tempo, abito in campagna anche per questo motivo, faccio volentieri sport e sono del tutto appassionata oltre che di libri, udite udite, anche di televisione, ad esclusione dei reality che sinceramente non sopporto.

Ho quella che si definisce una "lunga esperienza politica" - purtroppo questo rivela anche una età non più giovanissima - in cui ho svolto funzioni di vicepresidente della Provincia di Modena, di deputato al Parlamento, negli ultimi cinque anni di Questore della Camera dei deputati, e ora di assessore regionale.
Che cosa penso di avere fatto bene? Nel ruolo di vicepresidente della Provincia di Modena, il primo piano territoriale di coordinamento provinciale e il passaggio dalla Regione alla Provincia dell'istruttoria e della conseguente approvazione dei Piani Regolatori dei Comuni.
Come deputato, due cose in particolare: la Riforma del commercio e l'abrogazione dell'ultimo residuo delle leggi razziali (il divieto all'esercizio in forma societaria della libera professione), due cose di cui vado orgogliosa, insieme all'intensa attività di rapporto con il collegio elettorale a cui non ho mai smesso di dedicare piena attenzione a sostegno dei progetti di valorizzazione e sviluppo del territorio. Progetti che hanno riguardato le infrastrutture viarie, i temi della sicurezza, la crescita dell’imprenditoria, i fondi per la montagna, l’assetto dei servizi socio-sanitari, i progetti per la ricerca e l’innovazione.

Penso anche si possa tracciare un primo bilancio dopo un anno di lavoro come assessore alla istruzione, formazione, università, lavoro e pari opportunità della Regione Emilia-Romagna.
Anzitutto considero un privilegio lavorare in una Regione che in giro per l’Italia, l’Europa e il Mondo viene considerata un esempio di come si dovrebbe amministrare. Questo rende per un verso più semplice l’impegno e per un altro verso aumenta le aspettative. È però indubbio che le categorie di riferimento del passato sono insufficienti ad orientare la decisione nella complessità moderna. Quale barra tenere?
La tradizione di riformismo pragmatico (e non di pragmatismo riformista) di cui è intrisa la nostra esperienza di governo è certamente il passo su cui misurare le innovazioni necessarie.
Questo oggi significa affrontare con coraggio le incrostazioni burocratiche, ma anche le ideologie identitarie che spesso ergono ostacoli insormontabili, più apparenti che reali!
Tutto sommato, è questa la ragione principale per cui nasce un ”partito nuovo” – il Partito Democratico – e per costruire  le condizioni per una nuova forza di governo a vocazione maggioritaria in grado di rispondere alla ormai troppe volte rinviata nuova stagione di riforme economiche e sociali. Dar voce e fiducia a una politica capace di rappresentare, non tutto, ma quella parte di cittadini con i quali si è stretto un patto politico e programmatico verso il quale occorre essere coerenti.
Personalmente sono molto convinta che questa sia la sfida principale a cui sacrificare davvero vecchi e nuovi conformismi e corrispondere un nuovo slancio progettuale.

Nella mia esperienza di governo regionale la questione si è proposta in modo paradigmatico.
I temi della conoscenza, della formazione, dei saperi e del loro legame con le competenze delle persone, evocano più di altri un forte bisogno di innovazione.
È quanto ho cercato di mettere al centro di un nuovo modo di declinare le priorità della nuova programmazione dei fondi FSE, fondi importanti per sostenere le persone ad affrontare al meglio il loro ingresso nel mercato del lavoro e i processi per la loro qualificazione e capacità di adattamento.
Problema di primaria grandezza per una Regione che ha sempre scommesso sul binomio competitività e coesione sociale e che oggi si presenta come una regione fra le più multietniche d’Europa,  una regione che deve saper investire sulle donne e sui giovani qualsiasi sia il colore della loro pelle!
Costruire un sistema forte di istruzione e formazione professionale, connetterlo con la rete della ricerca, renderlo sistema regionale di eccellenza, è la sfida che sta alla base della scelta regionale dei Poli Tecnici, una opportunità di fare sistema e costruire eccellenze.

Allo stesso modo ho lavorato ad una nuova legge, approvata in questi giorni dalla Assemblea Legislativa, dedicata ad una nuova idea di diritto allo studio universitario che punta a rafforzare il sostegno agli studenti, fornire nuove prestazioni e creare un ampio sistema di opportunità per garantire a tutti l’accesso e la frequenza ai più elevati gradi di studio, con particolare riguardo per i percorsi di internazionalizzazzione.

Infine, è sul piano dell’antidiscriminazione che vorrei contribuire ad uno slancio in avanti nella esperienza del governo regionale: ciò a cui stiamo lavorando in questo ambito è l’elaborazione di un impianto di norme ed indicazioni in grado di promuovere a livello diffuso il pieno riconoscimento delle differenze come presupposto di politiche di pari opportunità.  

Al prossimo aggiornamento
State bene
Paola Manzini