La Tua Regione
Periodico di informazione a cura del Gruppo assembleare del Partito dei Comunisti Italiani Regione Emilia-Romagna
Settembre 2006

Intervento di Paola Manzini
Assessore regionale alla Scuola, Formazione Professionale, Università, lavoro, e pari Opportunità

La civiltà di un paese non può che misurarsi sul livello di cultura e di sapere dei cittadini che lo abitano, delle nuove generazioni in particolar modo. Impegnarsi per una scuola di qualità e di pari opportunità nell'accesso al sapere, per una scuola che non esclude e che mira ad innalzare il livello delle conoscenze per tutti e per tutta la vita, deve essere il primo obiettivo di una regione come la nostra.
Valori in contrasto con la riforma adottata dal precedente governo, fondata sull'idea di separare e selezionare i ragazzi in un età in cui ancora faticano ad esprimere attitudini e a formulare scelte individuali, predisposta sull'abbassamento dell'obbligo scolastico e poco attenta al valore dell'apprendimento per tutta la vita e, più in generale, alla dimensione sociale dell'istruzione e della formazione.
Fin dalla approvazione della riforma Moratti, la Regione Emilia-Romagna ha saputo farsi carico delle istanze del mondo della scuola - dei genitori e degli studenti, dei docenti e dei dirigenti scolastici, delle associazioni e delle organizzazioni sindacali - assolvendo in questo modo ad un suo preciso dovere: difendere l'idea della scuola quale primo luogo di formazione e crescita, un luogo saldamente costruito sui principi di equità sociale.
In occasione dell'inizio dell'anno scolastico, nel corso dell'iniziativa "Una nuova stagione per la scuola italiana. Il laboratorio Emilia-Romagna", ho voluto rivolgere direttamente al ministro Fioroni una richiesta e un augurio: che l'attuale governo metta al centro della sua politica l'istruzione e che sia apprezzato non solo per avere concepito ma, soprattutto, per avere attuato una politica scolastica al servizio del futuro del Paese. Una politica che esige, a mio avviso, uno sforzo di cooperazione enorme, tutto rivolto a dare risposte concrete ai problemi della scuola, che sono tanti, e a metterne a frutto le energie e le qualità, che sono molto più numerose dei problemi .
L'impiego di risorse aggiuntive - anche finalizzate ad un aumento significativo delle retribuzioni di quanti operano nelle istituzioni scolastiche e alla risoluzione del problema del precariato - rappresenterebbe una spinta notevole per perseguire questi obiettivi, ma sarebbe illusorio non vedere fino in fondo quale problematica realtà finanziaria sia stata lasciata dal governo di centrodestra. In ogni caso, la scuola è l'ultimo dei luoghi in cui cercare risorse per il risanamento dei conti pubblici.
In Emilia Romagna abbiamo un sistema educativo e sociale molto esteso e articolato, frequentato da quasi 500 mila studenti di tutte le età, oltre 40 mila i docenti, a cui vanno aggiunti più di 5 mila insegnanti di sostegno.

I dati sull'abbandono e la dispersione scolastica indicano una situazione migliore di quella della media nazionale, circa il 6 per cento dell'intera popolazione scolastica nella fascia tra i 14 e i 17 anni, quella più a rischio, a fronte di un dato nazionale che si stima intorno al 20-22%. Il dato non è dunque allarmante, ma la Regione ha deciso di non sottovalutarlo, perché ogni abbandono rappresenta un segnale di disagio, come lo rappresenta l'aumento dei ragazzi bocciati e promossi con debiti formativi nella scuola secondaria superiore, soprattutto negli istituti tecnici e professionali.
Così come non è pensabile sottovalutare un altro dato - che vede invece la Regione Emilia-Romagna spiccare sulle altre regioni - quello della presenza sempre più numerosa di alunni stranieri iscritti nelle scuole della nostra regione, rispetto ai quali è necessario saper disporre di strumenti linguistici, tecnici e culturali perché siano facilitati nel superare i problemi di inserimento iniziale e perché l'integrazione sia una pratica quotidiana.
Per questo abbiamo ritenuto necessario avviare un piano straordinario, a cui abbiamo dedicato oltre 5 milioni di euro per contrastare l'abbandono scolastico, il disagio giovanile e sostenere l'integrazione, anche attraverso la formazione dei docenti: il sistema scolastico e formativo della Regione intende accompagnare tutti i ragazzi, scongiurando il pericolo che vengano esclusi dal sapere e che si trasformino in adulti a rischio di sotto occupazione o disoccupazione. Un impegno straordinario nei confronti delle nuove generazioni che le istituzioni non possono eludere.
La complessità e insieme le specificità che connettono il futuro dell'istruzione con quello della crescita economica e sociale di un territorio rendono ineludibile anche la definizione di un quadro di competenze che scaturisce dal titolo V della Costituzione.
Noi che abbiamo con fermezza rigettato un disegno di frantumazione del sistema scolastico nazionale definitivamente bocciato dal Referendum popolare, allo stesso modo riteniamo che il processo di implementazione del ruolo e delle responsabilità delle Regioni nel determinare le politiche scolastiche e formative sia strettamente intrecciato alle chance di successo delle politiche stesse .

Bologna, 26 settembre 2006